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Nel futuro non c’è cioccolato

Il cioccolato sta finendo.
Lo so, è un inizio forte. Ma non ho trovato un modo indolore per dirvelo.
Entro il 2020 rischiamo di trovarci in una grossa crisi di scorte e di capacità produttiva delle fave di cacao (da cui si ricava, appunto, la cioccolata).
Fine delle barrette, delle torte e delle cioccolate calde come le conosciamo.
Fine di un prodotto millenario, usato in molte culture anche con carattere sacro.

L’allarme è stato lanciato nel 2014 da Mars Inc. e Barry Callebaut, due colossi del settore che hanno un’ottima panoramica delle quantità di cioccolato consumate.
L’anno scorso il mondo ha mangiato circa 70 mila tonnellate in più di cacao di quante ne abbiamo prodotte. I coltivatori possono fornire meno fave di cacao di quelle che la domanda mondiale chiede e lo scenario che ci si prospetta è di avere sempre più cioccolato, di sempre più scarsa qualità.

MA COME MAI?

Come siamo arrivati a questo punto? Le cause principali sono tre:

1. AUMENTO DEL CONSUMO MONDIALE

Nuove popolazioni, che fino a qualche anno fa non usavano consumare questo tipo di prodotto sono entrate nel mercato del cioccolato. In primis India e Cina.
La crescita esponenziale dell’economia cinese va a braccetto con il cambiamento delle abitudini alimentari e la Cina conferma la teoria: sta acquistando sempre più cioccolato, ogni anno che passa. Il trend di crescita è del 5% annuo. L’india si assesta su un consumo annuale di quasi 120gr per persona.
120 grammi.
Un nulla. Ma è sufficiente a far traballare le nostre economie, basate sul principio per cui, per assicurarci di poter consumare dosi massicce di materie prime, la stragrande maggioranza del mondo dev’esserne priva.
Per darvi un confronto, in Svizzera il consumo annuale è di circa 9kg, in Inghilterra 8kg, in Italia 4kg.

2. CRISI DI PRODUZIONE IN AFRICA – COSTA D’AVORIO e GHANA

Il Ghana e la Costa d’Avorio sono i maggiori produttori mondiali di fave di cacao, con una percentuale che si aggira intorno al 70%.
Negli ultimi anni, questi paesi hanno avuto condizioni climatiche avverse e poca, troppo poca pioggia.
Le piante inoltre stanno invecchiando, producendo sempre meno, e i ritmi di produzione non consentono di rimpiazzarle agevolmente: una nuova pianta impiega almeno 3 anni per diventare produttiva.
Pressione gepolitiche – le multinazionali e le grandi società che lavorano nel cioccolato, hanno forzato i produttori a vendere le loro coltivazioni a prezzi forzatamente bassi.
Bassi al punto da non rendere più conveniente la produzione di cacao, e quindi tanti stanno avviando una conversione verso il mais, più redditizio a parità di terreni.
Non so se è una cosa condivisa, ma io non mi ero mai chiesto com’è fatta una piantagione di cacao, o come funziona il processo di produzione

Questo video, sottotitolato ma purtroppo non in italiano, mostra un aspetto incredibile di queste piantagioni: spesso chi coltiva e raccoglie le fave, non ha MAI provato il prodotto finito.
Chi raccoglie il cacao non sa che sapore ha la cioccolata.
In Africa le popolazioni raccolgono le fave di cacao, a prezzi bassissimi, e quando il semilavorato parte, il loro ricavo è pressochè nullo.
Il video dura pochi minuti, e vi consiglio caldamente di guardarlo, per avere un nuovo punto di vista su qual è il giusto prezzo, e cosa c’è dietro ai nostri prodotti.

3. MALATTIE E DOMANDA DI PIU’ VARIETA’

Una malattia perenne ha colpito le coltivazioni africane di cioccolato negli ultimi anni: la “Moniliophthora roreri”, una malattia fungina soprannominata “frosty pod”.
L’International Cocoa Organization ha stimato che abbia tagliato la produzione mondiale del 30-40%!
Dall’altra parte, mentre l’Asia si assesta sul 5% del consumo di cioccolata degli europei e nordameericani, noi vediamo il cioccolato entrare sempre più in profondità nei prodotti che ci vengono proposti: più cioccolato nei cereali, nei biscotti, perfino nelle patatine!
C’è anche un aumento della richiesta di cioccolata extra fondente, grazie alla scoperta dei benefici sulla salute. Il problema è che il cioccolato fondente necessità di molto più cacao di quello al latte!

POSSIBILITA’ PER IL FUTURO

Come possiamo cambiare un futuro così poco roseo?
A gennaio, in Ghana, è stato lanciato Chocothon.
Chocothon è un progetto nato inizialmente dal Google Food Team volto ad assicurarsi che i coltivatori di cacao rimangano una sorgente produttiva di entrate per l’agricoltura ghanese, permettendo la creazione di golosi dolci per ancora molti anni a venire.

Attraverso la tecnologia e la formazione sarà possibile aiutare le famiglie che producono cacao.
Aumentando la comunicazione con i produttori, avendo un canale per raggiungerli sarà più facile fare formazione, diffondere medicinali in grado di aiutare le piante e supportare le aziende.
Chocoton insomma si propone di rendere sostenibile nel futuro la produzione di cacao, per poter continuare tutti a consumarlo.

Ma perchè questo futuro sia possibile la cosa più importante è che diventiamo consapevoli.
Consapevoli che le nostre scelte alimentari hanno una ricaduta nel mondo in cui viviamo e che la cioccolata è un lusso prezioso.
Consapevoli che è necessario tornare a considerare come un extra, da consumare una volta ogni tanto, e non una necessità da consumare quotidianamente.

A beneficiarne non sarà solo il nostro organismo, ma anche le generazioni che verranno dopo di noi, che in questo modo avranno ancora la possibilità, una volta ogni tanto, di mangiare una gustosa barretta di cioccolato buona come le nostre, se non di più!

Cioccolato al latte classico

Attività commerciale momentaneamente sospesa

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Cioccolato bianco classico

Attività commerciale momentaneamente sospesa

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Cioccolato fondente & pistacchi

Attività commerciale momentaneamente sospesa

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