Lavoratori nella salina
alimentazione sana

5 grammi al giorno

Qual è il vero sapore del cibo?
Può sembrare una domanda banale fatta ad un italiano… ma, pensiamoci bene: siamo sicuri di conoscere il gusto delle cose?

Sentiamo spesso dire che un consumo eccessivo di sale, soprattutto negli alimenti, non solo altera il loro aroma, ma può essere pericoloso per la salute.

Se consideriamo gli effetti a breve e lungo termine, il consumo eccessivo di sale può portare un adulto medio dall’ipertensione fino a gravi danni cerebrali, e i numeri dell’OMS ci invitano a prendere l’argomento sul serio.

 

Cultura, informazione, attenzione

Secondo uno studio del British American Journal svolto nel nostro paese, il sale a tavola eccede maggiormente nelle regioni con una situazione socio-economica più sfavorevole.
Alcune regioni del sud (Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) ed i lavoratori cosiddetti manuali sono indicati ad essere più “soggetti” a queste cattive abitudini ed alle loro conseguenze.

La quantità di sale che consumiamo ogni giorno, però, non deriva solo dalla nostra “mano pesante” tra i fornelli, ma soprattutto dagli alimenti che escono dagli scaffali dei supermercati.
La scelta di prodotti consumabili ci appare sempre più fitta ed in grado di rispondere al meglio alle nostre esigenze… almeno sulla carta.

Ci sono diversi alimenti, anche tra quelli “insospettabili”, che nascondono quantità eccessive di sale e che ci portano ampiamente oltre ai 5 grammi giornalieri consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il consumo medio di sale degli adulti italiani, infatti, è di circa 11 grammi negli uomini e 8 nelle donne, ben oltre il limite visto in precedenza.

Come mai siamo diventati così dipendenti dal sale?

Diverse ricerche hanno rivelato come il sale crei dipendenza, stimolando alcune aree del cervello vicine a quelle sensibili agli stupefacenti.
I comfort che oggi ci offrono molti prodotti confezionati, nascondono in realtà un grosso rischio per la nostra salute, che può colpirci in diversi modi: dal cervello al cuore.
Sebbene un tempo il suo consumo talvolta eccessivo fosse giustificabile (il cibo si conservava con la salagione), oggi le comodità dei tempi moderni dovrebbero giocare a favore della nostra salute, ma purtroppo non sembra così.

Sapete quali sono i cibi più sorprendentemente ricchi di sale?

  1. Pane, grissini e crackers;
  2. Carne lavorata e in confezione (salumi, tacchino e roast-beef);
  3. Pizza;
  4. Zuppe pronte;
  5. Formaggi stagionati.

 

Non solo alimenti

L’assunzione di sale non viene però solo da ciò che ci alimenta, ma anche da quello che ci cura… o che dovrebbe farlo.
Il sale comune in chimica è conosciuto come cloruro di sodio, e proprio quest’ultimo elemento, combinato ad altri, è contenuto in moltissimi farmaci, tra cui gli antidolorifici.
Un uso costante di bicarbonato di sodio, composto che genera l’effervescenza di alcuni prodotti dissolti in acqua, è in grado di aumentare del 22% il rischio di un attacco cardiovascolare.
Per questa ragione oggi è molto importante essere a conoscenza del contenuto di sodio dei medicinali di cui facciamo uso.

 

Consigli

Dare consigli specifici è sempre un compito arduo, poiché ognuno di noi è un mondo a sé, ma facciamo alcune considerazioni.

  • Scegliamo di consumare poco sale, del tipo iodato, questo può aiutarci a prevenire la carenza di iodio (responsabile delle patologie tiroidee).
  • Leggiamo le etichette di prodotti alimentari e medicinali, ancor di più se soffriamo di patologie specifiche.
  • Scegliere, quando possibile, prodotti che contengano al massimo 0,3 su 100 grammi di sale.
  • Riduciamo gradualmente il consumo di sale… in poche settimane non ne sentiremo più la mancanza, anzi.
  • Proviamo ad insaporire i nostri piatti con spezie ed erbe aromatiche, o limone ed aceto.

E più importante: aiutiamo i bambini a conoscere i sapori il prima possibile, senza preoccuparci di aggiungere sale ai loro piatti… loro non ne sentono il bisogno.

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